Gli schiavi del non-A

Stato: 
Archivio
Codice: L019751
Autore: 
A. E. VAN VOGT (Aut)
Lucia MORELLI (Tra)
Non INDICATO (Cop)
Editore: 
LA TRIBUNA
Collana: 
Galassia
Num.: 
042
Ciclo: 
Non-A -
Descrizione: 

È impossibile tentare una definizione della produzione vanvogtiana tale da accontentare tutti i lettori: già una introduzione che si era limitata a riferire le critiche e gli elogi di esperti celebri è sembrata, agli entusiasti di questo autore, una offesa al loro beniamino, come testimoniano numerose lettere ricche di sottolineature che invocavano lodi incondizionate allo scrittore canadese; e, a coloro che non lo possono soffrire, è parsa un immeritato elogio. Si può dire senz'altro che Van Vogt è l'autore di fantascienza che più di ogni altro ha scatenato attorno a sé polemiche violente tra esaltatori e detrattori, egualmente accaniti; e questa è in ogni caso una dimostrazione di vitalità non indifferente e di vasti motivi di interesse nella sua produzione.
Questo romanzo, The pawns of Null-A, è il seguito, se possibile ancora più vorticoso di un altro romanzo notissimo, The world of Null-A, del quale è apparsa un'edizione italiana una decina di anni fa. Qui tutte le fila momentaneamente abbandonate dall'autore nel momento in cui Gilbert Gosseyn riconosce di essere il simulacro vivente di Lavoisseur vengono riprese, ingarbugliate, separate, ritessute in una tela che si estende compiutamente ad abbracciare un intero universo, come si conviene alla mentalità cosmica e apocalittica di Van Vogt. È chiaro che la teoria della Semantica Generale, che Van Vogt idoleggia in questo come in altri romanzi, è considerata con sospetto - per dire poco - dalla scienza e dalla filosofia ufficiale. E' vero, come afferma vigorosamente Van Vogt, che la filosofia aristotelica ha fatto il suo tempo: anzi l'esagerata fedeltà a essa per quasi due millenni ha intralciato e forse addirittura ritardato il progresso; molto più dubbio è che alla filosofia aristotelica non vi sia altra alternativa se non quella miracolistica proposta da Van Vogt: il quale, espertissimo teorizzatore di dianetica, di ipnotismo e di parapsicologia, per contro sul piano filosofico non trova di meglio che superare la concezione aristotelica in nome d'una concezione fondamentale molto simile a quella del presocratico (e quindi prearistotelico) panta rhei. Rimane indiscutibile, comunque, che partendo da presupposti del genere, Van Vogt riesce sempre a tracciare affreschi cosmici di capzioso fascino e di grande vivezza. La sua narrazione non ha mai un attimo di cedimento e si arricchisce ad ogni pagina di nuovi colpi di scena, in una suspense che dura dalla prima all'ultima pagina d'ogni romanzo, anche se il lettore sa benissimo che l'eroe vanvogtiano non può essere sconfitto e che, magari nelle ultime righe, otterrà insieme la vittoria e l'apoteosi. La disinvoltura con cui, da abile stregone, getta nel rilucente calderone della sua fantasia migliaia di anni-luce, quadrilioni di anni, centinaia di migliaia di astronavi da battaglia e bilioni di esseri umani è già, di per sé, una sicura garanzia di successo. Tentare di fornire un riassunto indicativo anche sommario della trama de Gli schiavi del non-A, è impresa quasi impossibile: le agnizioni imprevedibili, le inversioni di fronte, le introduzioni di fattori nuovi e inaspettati sono tali e tante da rifuggire a ogni tentativo dl semplificazione: naturalmente, si scoprirà prima o poi che né Gilbert Gosseyn né Eldred Crang né la stessa Patricia Hardie (che pareva il personaggio meno enigmatico di Anno 2560), sono ciò che sembravano o addirittura ciò che credevano di essere: e i personaggi nuovi, rispetto al primo romanzo del ciclo, il Seguace, i Profeti di Yalerta, il Dio Dormiente, contribuiscono a complicare il quadro, nell'esuberante e precalcolato caos tipicamente vanvogtiano. In ogni caso, questo è un romanzo in cui l'autore non applica la paziente logica costruttiva e l'appassionato tentativo di costruire chiari ritratti psicologici come nel ciclo di Clane Linn, ma in cui per contro immette con prodigalità tutti gli ingredienti più caratteristici della sua inventiva: un potere di dematerializzazione simile a quello degli uomini-ombra, un teletrasporto degno di Ptath, complicati intrighi politici non meno sottili di quelli dell'impero di Isher, l'intervento di una macchina che ricorda quella della Casa senza tempo, superfacoltà mentali non troppo diverse da quelli degli Slan, in una sintesi quasi completa dei vari e complessi motivi che più gli sono cari. Quali che possano essere le divergenze di giudizio dei lettori a proposito di Van Vogt, resta comunque il fatto che questo romanzo è stato scelto per la nuova serie di Galassia - che intende proporre soltanto i romanzi più significativi e più rappresentativi della produzione fantascientifica proprio per questa sua caratteristica di esprimere, appunto quasi in sintesi, tutte le componenti tipiche di una varietà che, discussa e controversa quanto si vuole, resta una delle più clamorose e vistose della narrativa di science fiction dell'ultimo ventennio. Dopo aver conosciuto la produzione - del resto più che rispettabile - dei romanzi per ragazzi firmati da Del Rey, ci si può sentire un po' sbigottiti di fronte a un autore che, noto nella sua versione ad usum delphini, si scatena improvvisamente affrontando rischiosi temi biologici, sociologici, religiosi e sessuali. In realtà, bisogna tenere presente che Del Rey è, e da parecchi anni, un autore "adulto" che ha al suo attivo brucianti satire politiche, sociologiche o religiose, come sanno i numerosi lettori espertissimi che probabilmente conosceranno, nei testi originali, Nerves (una scattante anticipazione sulla bomba atomica, che provocò molto scalpore nel periodo precedente Alamogordo) e Far I am a jealous people, una amara satira in cui Iddio è talmente nauseato dall'incorreggibile malvagità umana da abbandonare i terrestri all'invasione di creature alien. Ma, sia pure con questi ragguardevoli precedenti, L'Undicesimo Comandamento è un romanzo insolito, scelto apposta - fra l'altro - per inaugurare una nuova linea per Galassia. Ben lontana dal lasciarsi affossare da beccamorti interessati, la science-fiction angloamericana si sta evolvendo, da qualche anno, attraverso una fase paragonabile soltanto a quella attraversata intorno al 1940, quando alle avventure ingenue e orripilanti si sostituì una tematica tecnologicamente razionale e socialmente impegnata. Nella sua crescita progressiva, la science fiction sta cominciando ad affrontare da qualche anno, temi di impegno universale con un coraggio nuovo: basterebbe ricordare Ghiaccio-nove e Le sirene dl Titano di Kurt Vonnegut jr., Un cantico per Leibowitz di Walter Miiler jr., Davy di Edgar Pangborn, The man in the high castle di Philip K. Dick, The dark light years di Brian Aldiss: romanzi cui non di rado i critici - critici letterari, non gli specialisti di science-fiction, e questo è un altro segno dell'interesse acquisito dalla narrativa fantascientifica - hanno cercato paragoni addirittura in Voltaire (come è il caso delle opere di Vonnegut) o in Swift (come è il caso di Un cantico per Leibowitz), o in Huxley (come è il caso di The man who japed, del Dick). Un cantico per Leibowitz, il romanzo che fu ispirato a Miller dallo spettacolo dell'abbazia dl Montecassino distrutta dal bombardamenti e che vinse il Premio Hugo 1961, era il primo, nella storia della science-fiction, che affrontasse con tanta profondità e comprensione il problema della religione nel futuro dell'umanità: A case of coscience, di Blish, che costituiva uno dei pochi precedenti, era ancora vincolato a una concezione più avventurosa e non sottintendeva la vastità di competenza specifica spiegata da Miller. L'anno successivo, nel 1962, Lester del Rey, pubblicava questo Undicesimo Comandamento, uno dei più audaci e rivoluzionari esempi della science-fiction più recente (e nel 1964 Edgar Pangborn, il non dimenticato autore de L'uomo dell'angelo, pubblicava Davy, un romanzo picaresco che può essere considerato come la risposta polemica al Leibowitz). Il tema dell'Undicesimo Comandamento è scabroso e difficile: dopo una guerra atomica scatenata per errore, un cardinale americano forza gli altri porporati sopravvissuti ad eleggerlo Papa, sebbene un altro Conclave si sia riunito tra le rovine dell'Italia per eleggere un più legittimo successore al grande Clemente XV, rimasto ucciso nel conflitto. La Chiesa Eclettica Americana, nata dallo scisma del cardinale Bonaforte, si impadronisce dell'intero continente, allungando le mani sul potere temporale e sull'esercizio attivo delle scienze, e imponendo alle popolazioni superstiti, depauperate dalla guerra e contaminate dal fallout, un undicesimo comandamento: "Crescete e moltiplicatevi", che deve essere obbedito anche a costo della vita. I cattolici romani, soli custodi della antica fede, sono confinati nei ghetti, i liberi pensatori e gli agnostici sono capziosamente arruolati nelle file della gerarchia ecclesiastica quando la loro intelligenza e la loro cultura rappresentano un patrimonio utile. In un mondo miserabile e superpopolato, un esule marziano scopre di essere l'unico oppositore alle dilaganti assurdità della Chiesa Eclettica. Ma, sembra voler concludere Lester Del Rey (con una concezione solo apparentemeiite dissimile da quella di Walter Miller jr.), in un mondo sconvolto soltanto la Chiesa può avere la forza morale necessaria per battersi, nell'intento di salvare la razza umana. E, se l'unica figura che irradia un vero, commovente calore umano è quella del cattolico e perseguitato padre Sempre, Del Rey fa capire che persino una chiesa scismatica, come quella Eclettica Americana, conserva quell'insostituibile riflesso di verità assoluta derivatole dalla sua grande ascendenza e può assumersi il ruolo di salvatrice del mondo. E' un tema di non facile impegno, risolto da Del Rey con appassionata e violenta coerenza: un romanzo probabilmente discutibile e controverso, ma in ogni caso - da qualsiasi punto di vista lo si giudichi - un esempio di quella "fantascienza adulta", che sta diventando sempre più frequente. L'Undicesimo Comandamento è, come è stato detto più sopra, il primo romanzo della nuova serie di Galassia, che a partire dal primo giugno assorbirà in sé anche i migliori racconti, Accademia e la rubrica della posta, della rivista Galaxy. Grazie all'aumentato numero di pagine (che varierà da 224 a 256), diviene così possibile, inoltre, ospitare su Galassia romanzi di particolare interesse che fino a questo momento erano stati accantonati a causa della lunghezza, che eccede quella abituale delle riviste di science-fiction: così, dopo L'Undicesimo Comandamento, di Del Rey, Galassia, pubblicherà, il primo giugno, l'attesissimo Gli schiavi del Non-A, di Alfred E. Van Vogt, seguito di The worlds of Null-A, apparso in Italia, con buon successo, una decina di anni fa.

Vol num.: 
1
Edizione: 
prima
LEM: 
5.25
Condizioni: 
copertina morbidaun pò sporca sul retro e costa con pieghe. Ottimo.
Categoria: 
FANTASCIENZA
Dimensioni: 
184 x 124
Peso: 174 g
Novità: 
23 Dic
Prezzo: 7,00€
Sconto: 
30%