Il seme del tamarindo
"Tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri". Judith è inglese, sofisticata, trepida, sognatrice, vulnerabile. Feodor è russo, duro, inscalfibile, scientifico. Judith crede nella leggenda del seme di tamarindo, secondo la quale quando uno schiavo venne impiccato a un albero di tamarindo per aver rubato una pecora, protestò la sua innocenza affermando che l'albero l'avrebbe vendicato. E l'albero germogliò un seme a forma di testa d'uomo. Feodor, invece, liquida la leggenda con poche parole: "Una filosofia fondata sulla superstizione non è una filosofia. E' valida quanto la leggenda del tamarindo, cioè non esiste". Eppure, quasi a conferma della tesi di Orwell, Judith e Feodor sono più uguali degli altri. Forse perchè sono abituati entrambi a muoversi in quel mondo rarefatto e infido che è la diplomazia internazionale, per difendersi dal quale le difese sono sempre le stesse, per chiunque. O forse perchè hanno un'esigenza in comune: dimenticare. O forse, solo, sono uguali quanto uguali sono i servizi segreti inglese e russo, preoccupati esclusivamente - e in modo identico - della propria sopravvivenza e del proprio prestigio. Una storia d'amore,
quella di Judith e Feodor, ma anche di cieca violenza.



