Le più belle storie di gangsters
Che non si tratti della solita raccolta di racconti più o meno gialli, o neri, lo provano fin dalla copertina i nomi dei classici: da O. Henry a Jack London, da F.S. Fitzgerald a Hemingway che hanno fornito i testi. Eppure il lettore troverà in questi infuocati corridoi della violenza più suspense, e vigore, e avventura, che in tanti appuntamenti periodici con i giallisti di professione. Non sentirà parlare di James Bond, che oltretutto è inglese ed esula dai confini americani della raccolta, ma farà la conoscenza, o la rinverdirà, con personaggi ben altrimenti indimenticabili : il grande Gatsby, il piccolo Cesare, Philip Marlowe... E poiché la violenza è il segno di una società, non ci si stupirà di trovare qui quel delizioso, ironico, spietato racconto di Ring Lardner: Campione, che è la storia di un pugile distruttore; o la pagina musicalmente mormorante, suggestivamente evocativa di Langston Hughes, dedicata agli anni in cui: i negri erano di moda, di moda come i gangsters, le bevute clandestine, il jazz: antidoti insoliti, genuini, nature, al tedio degli estenuati bianchi. Nel saggio introduttivo di Domenico Tarizzo, C'era una volta l'America, si traccia per la prima volta, una storia letteraria degli Stati Uniti a cavallo degli Anni Venti visti dall'angolazione della violenza. Se scrittori di diversa origine come Horacè McCoy e Dos Passos ci spiegano la funzione del gangsterismo in politica, in questa introduzione il lettore troverà anche il contesto sociologico, e le ragioni profonde, di un evento tragico e doloroso come il caso Sacco e Vanzetti. Raymond Chandler ci ha raccontato come andarono certe fortune del suo paese. Molte cose che col gangsterismo sembrano non averci che fare, si rivelano legate al mondo eslege. Ora Tarizzo affronta i problemi del realismo nella letteratura americana, indagando in particolare il concetto di mimesis da O. Henry a Ring Lardner al giovane Hemingway, fino alla condizione del giallo e alla crisi del personaggio, problemi cui forniscono inaspettati illuminanti risvolti letterari e culturali autori europei come Samuel Becketee Friedrich Dürrenmatt. E invero, accanto all'epitaffio di quell'America pensosa e barbarica, felice e rissosa di cui favoleggiava Pavese, pare si possa proprio pensare, finiti questi affascinanti violenti incontri, anche a un requiem per il romanzo giallo. L'affiorare della bondite, comunque la si consideri, sta a indicare con la sua ricchezza tecnologica e la sua povertà umana, tipologica, schematica e strutturale, l'estinguersi del vecchio filone, non una sussultoria reviviscenza.
