L'importanza di chiamarsi Poirot
Contiene 4 romanzi:
Il pericolo senza nome
Negli anni antecedenti la guerra, Agatha Christie scrive quella che senza dubbio è la serie migliore dei suoi romanzi gialli, i più riusciti per l'ingegnosità degli intrecci. Il pericolo senza nome, pubblicato nel 1932, è il primo di questa serie. Narra la storia di una ragazza minacciata senza motivi apparenti, e ci offre un Poirot in perfetta forma, e una trama che si rivela semplice ma costituita con grande abilità.
Il movente degli attentati contro la vita di Nick, che con la sua languida amica Federica costituisce uno dei personaggi più riusciti, resta un mistero per tutta la prima metà del libro. E questo rivela la grande abilità con cui la Christie riesce a distribuire gli elementi dell'intreccio. Infatti, a lettura finita, ci rendiamo conto che se avessimo conosciuto prima il movente, tutto il tessuto del racconto ne sarebbe stato danneggiato. Ci sono innumerevoli indizi presentati in momenti diversi e che conducono verso soluzioni giuste, ma non dobbiamo dimenticare che Agatha Christie è un abile prestigiatore: la mano destra sa fare qualsiasi cosa, ma dobbiamo tenere d'occhio anche la sinistra. Con questo avvertimento, buona lettura e buona caccia.
La serie infernale
Un misterioso assassino si prende la briga di comunicare per lettera a Poirot la data e il luogo in cui avverrà un certo delitto. E puntuale il crimine si verifica. Segue una seconda lettera e un secondo delitto.
E' una sfida sfrontata lanciata al famoso investigatore alle sue altrettanto famose cellule grigie. Una sfida che Poirot non può non raccogliere e ovviamente vincere.
Come racconta il fedele Hastings all'inizio del romanzo "...nella soluzione del complicatissimo problema Hercule Poirot diede prova di indiscutibile genialità per il modo sorprendente con cui affrontò una situazione del tutto nuova e diversa da quelle che gli si erano fino a quel momento presentate".
Fermate il boia
In un paesino di campagna, una domestica a ore viene uccisa con un colpo alla testa, apparentemente dal suo pensionante e, apparentemente, per poche sterline. Il pensionante viene arrestato, processato e dichiarato colpevole. Che altro si può dire? Niente! Ma Agatha Christie decide di rovesciare il quadro. E' come se dicesse: Prendiamo l'omicidio più banale che si possa immaginare e vediamo come si può renderlo complesso e interessante." Per quasi un quarto del libro Poirot ascolta il sovraintendente Spence che gli riassume il caso e cerca di scoprire dlle tracce, dei punti deboli, qualcosa insomma che possa suggerire un elemento nuovo e diverso. E alla fine lo trova...in una boccetta di inchiostro. L'avvio è quindi diverso da quello di tutti gli altri gialli della Christie, ma è pur sempre un avvio affascinante. Trovare l'assassino è qui assai più difficole che negli altri racconti. Ma gli indizi esistono. A Poirot gli indizi parlano un linguaggio speciale...ma anche il lettore, se rivolgerà loro una particolare attenzione, riuscirà forse a dare un nome e un volto all'assassino.
La sagra del delitto
Scritto nel 1956, quando ormai la Christie aveva sessantasei anni e sicuramente conosceva tutti i trucchi del mestiere, La sagra del delitto presenta una particolare struttura letteraria, quasi un artificio. Il punto di partenza è una festa campestre indetta da una nobile e ricca famiglia inglese e nel corso di questa festa la tradizionale caccia al tesoro viene sostituita da una più originale "caccia all'assassino", con finto cadavere, con finti indizi disseminati dovunque e finto colpevole da scoprire. Ma qualcuno mescola le carte e il divertimento, un po' macabro, in verità, si conclude in tragedia perché il cadavere che viene scoperto non è finto, bensì reale. Tra gli ospiti della villa c'è Hercule Poirot e a questo punto il gioco passa nelle sue mani: non più un gioco divertente ma un gioco sottile e spietato, astuto, una reale e accanita caccia all'assassino. Con esiti, naturalmente, scontati.


