La bambola che uccide (su licenza Rizzoli)
Il ragazzo Pup che aspira a diventar mago e studia testi occulti e celebra riti segreti, sua sorella Dolly, sfigurata da un'orribile voglia, che ha bisogno della sua magia per sperare in un miracolo che la renda una ragazza come le altre, un padre vedovo e distratto, maniaco lettore di romanzi storici, destinato, prima o poi, a scriverne lui stesso, come a perdere sbadatamente una moglie dopo l'altra, un assassino alle prese con il suo doppio, medium imbroglione, e gentarella meschina che frequenta le riunioni spiritistiche allo stesso modo delle sale di bingo: un microcosmo di persone malcontente della vita, ma dalla vita stregate come solo riescono a esserlo eroi e antieroi dei romanzi inglesi. Il romanzo di Ruth Rendell, la grande scrittrice inglese di suspense considerata l'erede di Agatha Christie, è imperniato su una serie di dilemmi. Esistono i fatti portentosi o si tratta solo di coincidenze? Come muore Myra, la seconda moglie di Harold Yearman, disgrazia, suicidio o delitto per incantesimo? Chi è veramente la bambola che uccide, quella di pezza o quella in carne e ossa? Riuscirà l'assassino a ricongiungersi con se stesso? Non a caso il Gotha della criminalità immaginaria femminile, Anonima Assassine, la guida all'altra meta del giallo compilata da Dilys Winn, contiene un capitoletto intitolato•"La mente contorta di Ruth Rendell", tutto allarmato dalla tranquillità con cui la scrittrice inglese può penetrare nei peggiori abissi della natura umana. "Non mi va che mi paragonino ad Agatha Christie" dice Ruth Rendell "è troppo superficiale." Lei preferirebbe essere paragonata alla tenebrosa americana Patricia Highsmith, comunque ha studiato il francese su Georges Simenon. Alimenta da anni una serie di romanzi polizieschi per cosi dire normali, con al centro l'investigatore Wexford di stampo classico, operante nella campagna del Sussex. Ma con maggiore impegno pratica l'opera a suspense, in cui più che con Miss Marple o il commissario Maigret gareggia con Krafft-Ebing e Freud. La bambola che uccide appartiene appunto a questo secondo filone, il prediletto dalla "mente contorta" di R.R.



