Morbo fatale (su licenza RCSRizzoli LIBRI)
Sul terzo millennio incombe un morbo fatale. E causato da un agente patogeno di cui non si conosce ancora con esattezza la natura, che resiste al congelamento, alla disinfezione, al riscaldamento fino a centinaia di gradi, che non viene riconosciuto dall'organismo e dunque non genera anticorpi, che si è dimostrato capace di valicare la barriera fra le diverse specie e colpisce mucche, pecore, capre, visoni, cervi, forse i maiali e il pollame, sicuramente l'uomo, che dopo una lunghissima incubazione trasforma il cervello in una massa spugnosa e conduce la vittima a una morte atroce e inevitabile. Questo morbo si chiama «encefalopatia spongiforme», ed è rimasto a lungo confinato, sotto il nome di morbo di Creutzfeldt -Jakob, tra le curiosità della neurologia, dato che ogni anno colpisce solo una persona su un milione. Nel 1957, però, un giovane medico americano, Carleton Gajdusek, lo ritrovò in una strana epidemia, chiamata «kuru», che stava decimando una delle ultime tribù di cannibali della Nuova Guinea, e dopo lunghi studi (che nel 1976 lo condussero al Nobel per la medicina) scoprì che si trasmetteva per via alimentare. Nel corso degli anni Ottanta, l'uso indiscriminato di mangimi prodotti con gli scarti di animali malati ha scatenato una terribile epidemia di encefalopatia spongiforme bovina fra le mandrie della Gran Bretagna, e quando, nel marzo 1996, una commissione governativa inglese ha ammesso che la malattia della «mucca pazza» poteva contagiare gli uomini (cosa già avvenuta in almeno dieci casi), l'allarme per le sue devastanti conseguenze sulla salute umana si è rapidamente diffuso in tutto il mondo. Richard Rhodes, autentico maestro di divulgazione scientifica e giornalismo investigativo, racconta in questo libro una storia avvincente, raccapricciante e documentatissima: quella degli scienziati in azione contro un nemico invisibile, e in lotta fra loro per giungere per primi alle scoperte decisive. E una storia tragicamente istruttiva, che rivela la criminale sottovalutazione dimostrata dai governi, dalle autorità sanitarie e dalle potenti lobby degli allevatori alle prese con le epidemie di «mucca pazza», e avverte l'opinione pubblica mondiale che, nonostante le tesi ufficiali, nessuna nazione può considerarsi al sicuro dai rischi che ci riserva il futuro. Un futuro che è già presente.



