I pensieri di Pippo
«Strano davvero come una discesa vista dal basso somigli tanto a una salita!»: ecco il più tipico de I pensieri di Pippo.
Sotto questo titolo sono raccolte quattro vecchie storie tra il '40 e il '50, esemplari delle dimensioni del personaggio disneyano. Il goffo Goofy, il buffo Pippo dei nostri anni trenta, prototipo del "picchiatello" e antesignano del carattere comico di più larga fama del dopoguerra impersonato da Jerry Lewis, è diventato "normale".
Anticipatore dei tempi com'era, è al tempo nei nuovi tempi: la sua libertà, vissuta ai margini e nel margine di una società opulenta, gli consente una privatezza e insieme una libertà di manovra insolite, addirittura uniche per un personaggio figurato, non solo di Walt Disney. Disadattato in letizia, senza impegni e senza legami, refrattario a qualsiasi integrazione, ogni suo lavoro è un hobby, la sua famiglia il mondo intero: uomini, animali e cose. Il disimpegno,suo unico emblema, e con tanta coerenza sostenuto da diventare un «fatto impegnato», lo rende aperto e disponibile: la disponibilità di Pippo, pratica e mentale, apre uno squarcio (un orizzonte?) nella fitta trama di doveri dell'uomo-medio Topolino. Anticonvenzionale e non conformista, nell'abito e nei sentimenti come nel linguaggio approssimato, il suo modo di essere è oggi quasi d'obbligo: convenzione e costume internazionali. Ma ciò che di lui più conta è la riflessione spontanea, quella facoltà "cogitante" immediata che è una sfida del buon senso alla vecchia logica, quasi una critica della pura ragione.
